#marefuturo puntata 6. irrigare, una questione di metodo

Il 3% di acqua dolce presente sul nostro pianeta è fondamentale per la nostra esistenza, perché ci permette di produrre tutto ciò che noi portiamo in tavola.

È indispensabile per l’irrigazione dei campi, ma anche per i processi produttivi successivi alla raccolta.
La valorizzazione di questa risorsa è senz’altro uno degli impegni principali di chiunque agisca nel settore agroalimentare. Ogni sistema di irrigazione è pensato per essere efficiente ed efficacie a seconda della coltura. Ne parliamo con Roberto Confalonieri, docente di agronomia e sistemi colturali all’Università di Milano e Direttore del Cassandra Lab.

 

 

 

 

La valutazione dell’efficienza dei sistemi di irrigazione e coltivazione non può prescindere dal considerare tra le variabili sia il dispendio economico per l’agricoltore delle tecniche utilizzate, a fronte della resa delle coltivazioni, sia la sostenibilità dell’uso delle risorse, anche in prospettiva dell’aumento demografico previsto. Entro il 2050 le stime dicono che la popolazione passerà dagli attuali 7 miliardi a 9 miliardi circa, per arrivare a circa 10 miliardi a fine secolo.

 

Per far fronte a questa sfida non basta incrementare semplicemente la produzione, perché i nostri ecosistemi non sono più in grado di sostenerla.

 

Un aumento della produzione secondo le previsioni attuali infatti richiederebbe una superficie di terre arabili grande due volte l’India, obiettivo che significherebbe colonizzare quasi tutte le foreste, torbiere ed aree incontaminate della terra. Ma che non risolverebbe il problema, dato che la deforestazione e i cambi di uso del suolo rappresentano un acceleratore dei cambiamenti climatici.

 

L’orizzonte è pertanto quello di una ottimizzazione dell’uso delle risorse, grazie soprattutto a tecnologie e infrastrutture.

 

Uno studio uscito alla fine dello scorso anno, a firma di scienziati del Politecnico di Milano, Università di California – Berkeley e Columbia University rivela che con adeguati sistemi e infrastrutture i livelli di irrigazione globale potrebbero aumentare in modo sostenibile del 48%, le pratiche potrebbero espandersi sul 26% delle terre che fanno attualmente affidamento sulle piogge, si aumenterebbero del 37% le calorie da prodotti agricoli, alimentando la popolazione mondiale prevista al 2050.

 

https://www.regionieambiente.it/irrigazione-sostenibile-alimentazione/

 

 

 

 

 

In questa direzione va anche l’uso sempre più ampio nella coltivazione dell’Information and Communication Technology (ICT). Le tecnologie per l’agricoltura 4.0 vanno da sensori piazzati nei campi o sui trattori, droni, algoritmi di big data analysis, app di supporto decisionale ma anche logistica controllata, smart packaging ed etichette intelligenti.

 

 

 

Secondo il report Osservatorio Smart AgriFood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia, nel 2018 il mercato italiano dell’Agricoltura 4.0 vale 400 milioni di euro, il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo. In un anno la crescita è stata del 270%.

 

Degli attori di questo mercato, il 20% sono emergenti, che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

 

https://www.colturaecultura.it/articolo/le-100-startup-che-stanno-cambiando-lagricoltura

 

 

L’80% sono innovative di attori già affermati nel settore (soprattutto i fornitori di macchine e attrezzature agricole).

 

Il 49% delle aziende sono fornitrici di soluzioni avanzate come Internet of Things (IoT), robotica e droni, il 22% di soluzioni di data analysis, il 16% di macchine e attrezzature per il campo, il 7% produce componentistica e strumenti elettronici, mentre nel 3% dei casi sono realtà produttive in ambito agricolo. Le soluzioni più frequenti sono i sistemi utilizzabili in più settori agricoli (36%%), seguite da quelle rivolte al comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%).

 

Un approfondimento sulle tecnologie qui: Agricoltura di precisione: sfide e opportunità

 

 

 

Secondo una ricerca presentata lo scorso anno dal medesimo osservatorio, tuttavia, in Italia solo l’1% della superficie agricola è gestito in modo intelligente.

 

https://novagricoltura.edagricole.it/agricoltura-4-0/agricoltura-4-0-italia-tecnologia-campi-smart/

 

Nel caso dell’irrigazione, le tecnologie ICT vanno dall’uso di sensori in grado di raccogliere diversi dati relativi a suolo, temperatura, vento, combinarli con le previsioni delle precipitazioni e consigliare all’agricoltore la quantità d’acqua da utilizzare

 

https://magazine.unibo.it/archivio/2018/10/08/sensori-wireless-e-sistemi-di-supporto-alle-decisioni-per-l2019irrigazione-in-aree-agricole-a-rischio-di-salinizzazione

 

Fino a dispositivi per l’irrigazione sostenibile, come la pompa solare termondinamica della Nuova Somor, che si ispira a un antico brevetto del 1935, del frigorista Elio Gasparini. La tecnologia ha ricevuto a Ecomondo il premio Sviluppo Sostenibile 2015.

 

https://www.lanuovaecologia.it/irrigazione-sostenibile/

 

e il klimahouse startup award nel 2017

 

https://www.infobuildenergia.it/notizie/il-motore-solare-termodinamico-vince-il-klimahouse-startup-award-5487.html

 

 

 

L’uso di tecnologie all’avanguardia però riguarda ancora aziende di grosse dimensioni (oltre i 100 ettari), che in Italia sono la minoranza. Questo perché le tecnologie per l’Agricoltura 4.0 sono ancora sofisticate e costose, e richiedono una produzione a una certa scala (di solito monoculture) per avere un ritorno significativo dell’investimento.

 

Inoltre, sono progettate per far fronte a problemi che riguardano i grossi appezzamenti nello specifico, come lo spreco di risorse, il consumo del suolo, i parassiti che derivano dall’uso della monocoltura.

 

Per le piccole aziende agricole, le problematiche attuali sono più che altro legate ai cambiamenti climatici, che spesso significano la perdita di intere coltivazioni in una sola stagione.

 

In Italia sono però molti i ricercatori che stanno sviluppando soluzioni hardware e software per l’agricoltura resiliente, di supporto alle produzioni di qualità, allo scopo di ridurre l’impatto ambientale, realizzare una filiera trasparente e raggiungere mercati non convenzionali.

 

Un esempio, il progetto rural track

Agricoltura open source: il progetto RuralHack

 

 

Sensore Arduino applicato all’agricoltura open source

 

 

Il progetto si pone l’obiettivo più ampio di indagare la relazione open hardware-agricoltura per facilitare l’accesso alle tecnologie d’avanguardia ed all’agricoltura di precisione a costi contenuti, per consentire agli agricoltori, e non solo, di creare da soli infrastrutture e prodotti, acquisendo competenze e capacità, per diventare maker autonomi e autodeterminati.

 

L’obiettivo è  definire tutti gli step necessari per progettare soluzioni di agricoltura di precisione che rispondano alle esigenze della piccola agricoltura di qualità, tenendo insieme il massimo delle competenze di hardware open source con la sapienza dei vecchi maestri della terra e i più moderni approcci di miglioramento genetico partecipativo .

 

 

Questi ultimi progetti, e il gap tra grandi e piccole aziende agricole dal punto di vista dell’uso della tecnologia, ci porta a interrogarci su come i modelli agricoli si sposino con il concetto di sostenibilità.

 

Come ha denunciato la FAO di recente, gli abitanti delle zone rurali producono i tre quarti del cibo mondiale, eppure rappresentano l’80% dei poveri sul pianeta.

 

Pur essendo una minoranza, le imprese di grande dimensioni influenzano tuttavia i prezzi e le politiche, e questo sta schiacciando le piccole e medie aziende agricole.

 

Dal 2019 al 2028, la Fao intende promuovere l’impegno a sostegno dei piccoli e medi agricoltori, rafforzando le politiche a vantaggio del settore.

 

Da La Nuova Ecologia

https://www.lanuovaecologia.it/obiettivo-fame-zero/

 

Oggi nel mondo si contano più di 570 milioni di aziende agricole, il 90% delle quali a gestione familiare. Gran parte si trova in Asia e Africa, mentre l’Europa contribuisce per il 7%. Queste realtà, che compongono la variopinta galassia dell’agricoltura di piccola e media scala, impiegano 1,5 miliardi di persone e producono la gran parte del cibo globale, pur occupando mediamente appena un ettaro di terra. Le aziende sopra i 5 ettari, invece, si trovano per lo più nelle zone ricche del pianeta. Tuttavia, la taglia media di un’azienda agricola varia molto da regione a regione: negli Stati Uniti, ad esempio, è di 180 ettari, in Canada di 315, in Europa di 16 e in Italia di 11.

 

L’agricoltura familiare è cruciale per lo sviluppo sostenibile sotto molti aspetti – ha detto Graziano Da Silva, direttore generale della Fao – Tra questi, lo sradicamento della povertà, la fame e tutte le forme di malnutrizione, nonché la conservazione delle risorse naturali e della biodiversità”. Gli “ingredienti di base” per sostenere con successo i piccoli e medi produttori, secondo Da Silva, passano da un maggiore impegno dei governi, che devono stanziare risorse dedicate, sviluppare politiche pubbliche trasversali e migliorare il dialogo. Nel concreto, le misure vanno dalle garanzie di accesso alle risorse naturali e ai mezzi di produzione fino alla promozione di mercati più inclusivi, magari tramite appalti pubblici dedicati ai prodotti dell’agricoltura familiare.

 

Per la prima volta, la Fao parla di un modello agricolo diverso da quello intensivo, basato su tecnologia, innovazione e bassa occupazione.

 

Secondo la Via Campesina e molte altre organizzazioni della società civile, non basta proteggere l’agricoltura familiare – che coltiva il 75% dei terreni agricoli sul pianeta – dalle mire dei colossi dell’agroindustria: la vera scommessa è ricacciarli indietro, redistribuendo le risorse in favore di un sistema composto da realtà di piccola e media dimensione, a bassa intensità di capitale e ad alta intensità di lavoro.

 

L’agricoltura di piccola scala e decentralizzata è la sola capace di utilizzare il suolo in maniera più sostenibile -afferma Via Campesina. 

 

Considerato che i terreni dedicati alla produzione di mangimi destinati agli allevamenti intensivi rappresentano un terzo del suolo agricolo mondiale, forse i movimenti contadini non hanno tutti i torti a criticare questo paradigma.

 

Il Podcast gratuito con tutte le puntate al link: http://www.radio24.ilsole24ore.com/podcast/mare-futuro.xml

 

ondina di fine articolo